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Le Origini della Britannia

L’isola della Britannia era già conosciuta dai popoli del Mediterraneo dal V secolo a.C. I mercanti la conoscevano perché sapevano che al confine del mondo verso nord-ovest si trovava lo stagno, indispensabile allora poiché veniva adoperato per la fabbricazione del bronzo. Nel mondo antico, i Greci e Fenici non avevano una conoscenza dettagliata sul territorio, e non gli attribuirono un nome proprio se non ‘Terre dello Stagno’. Solo a metà del IV secolo a.C. un esploratore greco, chiamato Pitea, decise di circumnavigare l’isola scoprendo anche un’altra isola che oggi sappiamo essere l’Irlanda. Fu allora che i Greci attribuirono il primo nome alle isole: Cassiterides, che significa ‘isole dello stagno’ appunto.

Più tardi lo storico greco Polibio, il geografo Strabone e l’uomo politico romano Avieno si riferiscono alle isole chiamandole ‘Isole Pretaniche’, suggerendo così la presenza di abitanti chiamati Pretani. Più tardi in epoca romana compare il nome di Britanni, considerata come corruzione di Pretani, che ispirò anche il nome di Britannia (o come ci perviene da testi in lingua gallese, ‘Prydain’).

I Celti comparvero in Britannia solo dal 1200-1000 a.C., e la Britannia crebbe di importanza solo nell’Età del Ferro. I Celti nel frattempo erano stanziati quasi ovunque sul continente.

Pitea, nel suo viaggio, raccolse anche alcune informazioni riguardanti l’economia della regione. I Celti dell’isola avevano caratteri comuni con i loro parenti sulla terraferma, infatti erano anch’essi agricoltori e pastori ma a loro differenza trebbiavano il grano dentro apposite strutture (granai) poiché il tempo piovoso non permetteva loro di coltivarlo all’esterno. Inoltre c’erano numerose mandrie di bestiame e greggi. Lavoravano il ferro, grazie anche alle loro ingenti quantità di risorse presenti nel suolo, ma erano anche molto abili nella produzione di ceramiche di qualità e nella lavorazione della lana (come il ‘sagum’, mantello di lana che veniva esportato pure a Roma). Le merci venivano scambiate col baratto che lo prediligevano a discapito della moneta, coniata per la prima volta solo nel II secolo a.C. Un altro autore, Diodoro Siculo, ci parla anch’egli del popolo civilizzato e amante degli stranieri quali erano i Celti.

Intanto un altro popolo comparve tra le popolazioni celtiche, era quello dei Pitti, popolazione forse pre-celtica che viveva a nord della Scozia e Irlanda e che forse a causa del peggioramento delle condizioni atmosferiche delle regioni più settentrionali venne spinta a cercare un clima più favorevole più a sud. Dei Pitti si sa molto poco; la loro lingua era il gaelico, diverso tuttavia da quello parlato dai Celti (come sostenne lo storico inglese Beda). Più tardi questi scomparvero forse uniti alle popolazioni dei gaelici Dàl Riada e diedero vita al regno unito di Alba (moderna Scozia).

I Celti formavano un popolo fiorente che ai tempi di Cesare era già molto sviluppato. Conoscevano, però, soltanto una forma rurale di scrittura che non permetteva loro di narrare le tradizioni, tramandate perciò in forma orale dai ‘custodi del sapere’: i Druidi e Bardi. Le conoscenze vennero messe per iscritto solo dall’era cristiana.

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