Il Primo Teatro

L’inizio del teatro come dramma religioso non liturgico

Il teatro inglese ha il suo inizio formale nei rituali liturgici latini della Chiesa, alcuni dei quali venivano drammatizzati e recitati in volgare allo scopo di divulgare i contenuti religiosi della Bibbia alla popolazione illetterata. E’ un inizio che condivide con tutto il teatro medievale europeo. Queste drammatizzazioni avvenivano soprattutto nei giorni di festa e rappresentavano gli episodi cruciali della storia sacra. La festa che sembra abbia maggiormente stimolato questo dramma religioso non liturgico fu il Corpus Christi (che nel resto d’Europa prese il nome di Corpus Domini), all’inizio del XIV secolo. Durante questa festa l’ostia consacrata veniva portata in processione lungo le vie della parrocchia, mentre le principali corporazioni artigiane (guilds) rappresentavano episodi dell’Antico e Nuovo Testamento. Esse, inoltre, custodivano i testi dei drammi e commissionavano questi ultimi, anche fornendo costumi. Le scene potevano essere viste da tutti i cittadini poichè erano stanziate su carri mobili che passano per le vie della città.

I morality plays

Simili nel loro contenuto religioso ed esistenziale, ma differenti sia per le storie rappresentate sia per i luoghi dove venivano rappresentate, sono i morality plays. Organizzatori e attori qui erano delle vere compagnie teatrali itineranti che si esibivano in luoghi chiusi. I personaggi non sono quelli del Testamento ma impersonano vizi e virtù dell’uomo cristiano in viaggio verso la salvezza.

Il successo delle prime forme di teatro

La popolarità dei drammi religiosi e morality plays è testimoniata dalla loro relativa longevità stroncata dalla Riforma protestante che ritenne inopportuna la rappresentazione di argomenti sacri ad una popolazione non teologicamente preparata. La Riforma del XVI secolo fu nemica di ogni rappresentazione del sacro, popolare o meno. Nonostante questa graduale estinzione del teatro medievale per le strade, a corte, però, di certo il teatro non poteva mancare.

Il primo teatro elisabettiano

Alla corte della Regina Elisabetta, donna colta, astuta e intelligente, nacque l’interlude, ossia una breve composizione drammatica con un numero limitato di personaggi. Aveva intenti didattici per un pubblico colto, quello dei cortigiani e aristocratici. I drammaturghi negli anni successivi cominciarono ad inscenare opere tratte dalle tragedie classiche, come quelle di Seneca, anche se non furono le regole della drammaturgia classica ad ispirare il teatro elisabettiano. Questo teatro sviluppatosi alla fine del ‘600 fu certamente l’espressione culturale, letteraria e linguistica più dirompente d’Europa. Sorgono imponenti figure, come quella di Shakespeare, e si riuscì a coinvolgere praticamente tutta la popolazione inglese. La sua popolarità si deve anche al fatto che Londra stava subendo una profonda trasformazione demografica (alla morte di Shakespeare nel 1616 Londra era la città più grande d’Europa). Londra dava maggior assistenza, salari più alti, maggiori opportunità di lavoro ma anche di divertimento, ed era sede di cultura, possedendo la corte e ben tre università.

I nemici del teatro e la nascita delle compagnie teatrali

Nel teatro elisabettiano, tuttavia, c’erano dei nemici: le autorità cittadine che vedevano nel teatro una minaccia per la società, rumore e disordini erano all’ordine del giorno ed inoltre le attività teatrali erano diurne, ciò significava che costituivano anche una distrazione per i lavoratori. I secondi nemici erano invece gli storici esponenti protestanti religiosi, i puritani, che avevano già abolito le rappresentazioni del teatro medievale, poiché anch’essi sostenevano che erano causa di una distrazione, non dal lavoro ma dalla Chiesa. A garantire la sopravvivenza fu la partecipazione della Regina, che amava le rappresentazioni e che insieme ai maggiori esponenti dell’aristocrazia garantiva protezione alle compagnie teatrali che cominciavano sempre più ad affermarsi e a diventare sedentarie e non più girovaghe. Essere protetti da persone importanti significava, però, che solo le compagnie più talentuose potevano riuscire ad affermarsi, tra le più importanti si ricordano i Lord Chamberlain’s Men (la compagnia di Shakespeare), i Queen’s Men, gli Admiral’s Men e più tardi i King’s Men (compagnia con cui lavorò Shakespeare dal 1603).

La costruzione dei primi teatri fissi

Come detto le compagnie diventarono fisse e così sorsero i primi grandi teatri, fuori dalla città, sia per motivi di spazio sia per sottrarsi al governo cittadino. Il primo teatro è stato il The Theatre, costruito nel 1576 a nord di Londra, seguito dal Curtain, il Rose, lo Swan, il Fortune ed il The Globe, fatto costruire da Shakespeare nel 1599. La struttura tipica era quella di un anfiteatro dentro al quale era posto un palcoscenico di legno; solitamente era alto tre piani che si erigevano attorno all’arena a cerchio. Il numero di spettatori poteva variare naturalmente da teatro a teatro. Gli spettatori potevano parteciparvisi dopo aver pagato un biglietto di un penny, per i più poveri che stavano davanti al palcoscenico in piedi, oppure due pennies per un posto a sedere al coperto nelle gallerie. Il pagamento fisso del biglietto è una delle più importanti innovazioni che introduceva il teatro poiché prima la ricompensa non era né obbligatoria né fissa. Importante da ricordare è, inoltre, la scenografia che era quasi del tutto inesistente e per rappresentare al meglio le scene i drammaturghi si appellavano all’udito e alla vista, sfruttando le capacità di evocazione che potevano trasmettere le parole. Shakespeare intanto diventava il drammaturgo di maggior successo con i suoi drammi storici, tragedie e commedie.

I teatri privati e le tragicommedie

L’inizio del secolo vide anche un mutamento decisivo; sorgono i teatri privati, di dimensioni modeste (contenevano circa 700 persone) e con un prezzo del biglietto più alto. Siamo nell’era di Giacomo I (James I) e questi teatri cominciano lentamente a differenziarsi da quelli all’aperto proprio per la loro natura più costosa e quindi adatti ad un pubblico più ricco. I maggiori teatri privati furono il Blackfriars (1596) e il Phoenix. Un nuovo genere contraddistingue questi teatri, la rappresentazioni delle nuove tragicommedie (genere importato dall’Italia e inventato da G. Guarini). La tragicommedia viene definita la forma più adatta a soddisfare il desiderio di evasione dal sofisticato ed edonistico pubblico delle corti. Il maggior esponente inglese di questo genere fu John Fletcher (1579-1625), che tuttavia scrisse anche una tragedia.

City comedies, la nuova tragedia

Contemporaneo di Fletcher fu Thomas Middleton (1580-1627) che scrisse le city comedies, dove Londra e i suoi abitanti vengono rappresentati in maniera aspra e problematica. La commedia diventa feroce e perde l’aurea romantica tipica delle commedie di Shakespeare, la tragedia, d’altra parte, perde il suo centro e diventa un vero manicomio. Nel periodo giacomiano infatti quest’ultima prende due direzioni: una è quella delle murder play, tragedia domestica ispirata dai più strani e noti crimini della cronaca del tempo, un’altra è la tragedia di vendetta, che ruota intorno alla vendetta di un delitto lasciato impunito, che trae ispirazione da una cattolica e oscura Italia. Altro importante autore è senz’altro John Webster (1580-1625) che pur cercando effetti macabri e sensazionali e trame altrettanto tortuose, sono storie complesse, degne di un autentico senso del tragico. Superati gli anni Venti del Seicento, durante il breve periodo carolino, si vede l’entrata di John Ford (1586-1639), che pur mantenendo temi scabrosi presentano un universo meno conturbante e non più popolato da personaggi simbolo del male, facendo così assistere ad un graduale rasserenamento del linguaggio turbolento di Webster e dei suoi contemporanei.

I puritani e il teatro carolingio

I teatri furono chiusi in Inghilterra nel 1642 dietro la pressione puritana che li vedevano come luoghi satanici. Furono immediatamente riaperti nel 1660 con il ritorno al trono del re, Carlo II. Quest’ultimo autorizzò solamente due compagnie di teatro ad esercitare la professione e cambiò completamente la struttura fisica tipica di quei teatri in legno circolari elisabettiani. Vennero eretti edifici su ispirazione di quelli italiani e francesi, come il Dorest Garden e il Drudry Lane. Vennero costruiti completamente al chiuso con illuminazione a candela (anche se quest’ultima non era una novità, poiché già adottata precedentemente), la platea era disposta a ‘U’ in lieve discesa e contava una decina di file di panche. Due ordini di palchi con alla sommità la galleria fiancheggiavano la platea. Altre novità erano le scene mobili dipinte che scorrevano sul fondo del palco, ma soprattutto l’introduzione di attrici femmine per interpretare i ruoli femminili che fino ad allora erano impersonati da giovani attori. Una pecca di questo teatro (definito ‘teatro della Restaurazione’, 1660-1707) era il costo elevato del biglietto, già visto con i teatri privati, che permettevano solamente ad una fetta ristretta della popolazione di partecipare alle rappresentazioni.